>

Il quartiere - alpinidiboccaleone

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

Il quartiere

Non ci sono scoperte tracce che evidenzino nuclei abitativi protostorici nel tenitorio di Boccaleone ma certamente fu interessata da insediamenti in epoca romana, accertati da reperti archeologici rinvenuti in sito e in aree limitrofe, come Paderno. Dell’insediamento umano in epoca romana danno prova le epigrafi e le stele funerarie rinvenute nella vecchia chiesa di S. Pietro Apostolo ed altri reperti archeologici collocati presso il Civico Museo Archeologico di Bergamo. La superficie della città in epoca romana si delimitava alla sommità dei colli corrispondente ad un perimetro certamente inferiore all'attuale Bergamo Alta. La cinta romana aveva tre porte in corrispondenza delle strade di grande comunicazione, quali: per Milano (attraverso Pontirolo), per Brescia (passante per Seriate e Telgate), per Como (sorpassando il Brembo al ponte di Almenno). Una quarta porta conduceva ai sepolcri cittadini nella zona di Borgo Canale. Lungo queste direttrici si sviluppò il suburbio (complesso di sobborghi che circonda un centro abitato/ periferia); del suburbio romano rimane il ricordo nel poemetto Pergaminus di Mosè del Brolo (scrittore bergamasco che compilò una descrizione della città negli anni 1100 ~1120).

I sobborghi risultano:
il Fabricianum, che corrispondeva alla zona di Valverde esterna alla porta di S. Lorenzo e comprendente il castello di PoliacLrm (attuale casa Cattaneo già Medolago);
il Pompilianum, che si estendeva da Borgo Canale a Broseta e alla Benagiia;
il Plaurianum, divenuto poi Plorzano, corrispondente al Borgo di S. Caterina;
il Praetorium, nella zona alta della via S. Alessandro;
il Crotacium, nella parte bassa di via S. Alessandro e zona circostante;
il Palatium, corrispondente all'area di Borgo Palazzo e di Boccaleone.

Superati i tumultuosi e bui secoli delle invasioni barbariche, si trovò più conveniente, sia per ragioni politiche sia per motivi di spazio, uscire dalla cerchia delle vecchie mura romano/longobarde e discendere sul piano verso terre fertili, ricche di boschi e di corsi d'acqua. L’esodo verso il piano fu agevolato nel periodo della dominazione longobarda (circa VI/ VII sec. d.C.) dalla suddivisione del territorio cittadino in due corti regie. che hanno determinato il dualismo tuttora corrente tra città alta e bassa. Uscendo dalla porta orientale della vecchia Bergamo, denominata  di Sant'Andrea (in qualche modo corrispondente all'odierna porta di Sant'Agostino) si raggiungeva, attraverso la zona denominata Mugazzone, dove nei secoli lX e X si era già formato il Borgo di Pignolo, la Corte Regia della Morla di cui si ignora la precisa collocazione presumibilmente da prospettarsi sul territorio dell'odierno Borgo Palazzo di cui Boccaleone era parte integrante. In età comunale (circa 1100/ 1200) la città fu suddivisa amministrativamente ed ecclesiasticamente in "Vicinantiae" o vicinie. Queste erano associazioni nate spontaneamente fra abitanti dello stesso quartiere che sentivano di avere diritti e doveri comuni e pertanto promuovevano azioni atte alla loro tutela. Ad ogni vicinia spettava la gestione della vita religiosa e della vita sociale a loro era affidata la custodia e la difesa di un settore della città: doveva fornire un numero di soldati, cavalli ed equipaggiamento ed aveva un proprio gonfalone. In un documento del 1251 (relativo alla pace tra Bergamo e Brescia) risulta che Bergamo è suddivisa in 7 vicinie. tra le quali la vicinia di Sant'Alessandro della Croce, di cui Boccaleone è territorio integrato. Dallo statuto della città del 1263le vicinie risultano 22 e si evidenzia che la dimora di Sant'Alessandro della Croce ha dato origine alle vicinie di S. Giovanni dell'Ospedale e di Sant'Antonio Foris. La vicinia di Sant'Antonio Foris si estendeva dall'attuale parco Marenzi alla contrada Tre Passi, comprendendo nna parte di Via Tasso, la parte di via Pignolo tra la piazzetta di Santo Spirito e l'antica porta di Sant' Antonio delle Muraine, si allargava poi oltre le Muraine fino a Boccaleone e a Borgo Palazzo. Boccaleone non doveva essere costituita da un vero e proprio agglomerato urbano ma disseminata da edifici rurali per l'esercizio dell'agricoltura e per l'allevamento del bestiame, di proprietà di ricchi latifondisti. Da un documento del 1153 si configura una donazione fatta dal vescovo Gerardo da Bonate al Cenobio di Valmarina, relativa ad un bene fondiario sito nel suburbio meridionale, (l'odierna Carnpagnola), la Morla, e appezzamenti sparsi fra Borgo Palazzo e Daste. Dall'inventario del Monastero di Valmarina del 1451 risulta registrata la presenza di mulini (con numerose attività agrario/artigianali ad essi connessi) nella zona del suburbio cittadino meridionale, intorno alle località dette Ponte Morla e Daste; risulta inoltre che il Monastero di Valmarina godeva di origini sulle acque. Grande importanza ebbero i canali e le rogge sul territorio tra Borgo Palazzo - Daste - Boccaleone - Campagnola, non solo per l'agricoltura ma anche per il fondamentale ruolo che ebbero nell'impianto di opifici e di strutture produttive che utilizzavano l'acqua come unica fonte di energia motrice. L'area di Boccaleone e zone limitrofe risultavano percorse da numerose canalizzazioni (già nel 1160 viene citato "Quanto antica fosse l'irrigazione in Boccaleone") fra le quali: la Morla. che risultava il maggior corso d'acqua vicino alla città: intorno al 1110 si realizza il Rio Morlana (Sariola Murgula), dal 1190 al 1210 il comune provvede a formale I'attuale Roggia Serio (Fossatum Comunis Pergami), si realizzano poi la Roggia Guiidana, il Pomperdu e altre canalizzazioni che nel corso dei secoli hanno arricchito il territorio. Le attività produttive ed agricole attirarono progressivamente artigiani e mercanti provenienti da diverse località del territorio bergamasco; dove c'è gente c'è chiesa e dove c'è chiesa accorre gente che torma nuclei abitativi. Nelle campagne e nelle zone periferiche, per comodità dei fedeli sorsero delle cappelle che canonicamente dipendevano inizialmente dalle chiese plebane. Attorno alle nuove cappelle che andavano sorgendo, si formarono centri abitati (insediamenti) che con il progressivo incremento della popolazione trasformarono la chiesa da sussidiaria a parrocchia. Così avvenne anche pei la chiesa di Boccaleone: si hanno tracce di un antico oratorio in sito denominato S. Pietre "oris leonis" che fu cappellania dell'arcidiacono della cattedrale fino al XV secolo. ln un documento del 1260 viene nominata la chiesa di San Pietro di Palazzo. Nel 1428, stremata dalle contese interne tra Guelfi e Ghibellini. Bergamo rinuncia alle libertà municipali e spontaneamente si consegna alla Repubblica Veneta. Nel 1437 Nicolò Piccinino (capitano di ventura al soldo di Filippo Maria Visconti), dopo aver costretto l'esercito dei Gonzaga (alleati della Serenissima, ma poi passati dalla parte dei Visconti) a ritirarsi sul lato opposto dell'Adda, entra nella bergamasca e si accampa a Bolgare: da li promuove incursioni e scorrerie che producono incendi e devastazioni nei luoghi intorno alla città di Bergamo ed il l0 novembre l'esercito del Piccinino entra anche in Pignolo, saccheggiando ed incendiando il Borgo. Con il ritorno definitivo della Serenissima inizia per Bergamo un periodo di pace e di prosperità che stimola le famiglie patrizie cittadine ad edificare in zone periferiche le loro dimore estive,  la  dove già esistevano rustici e opifici. Si registra pertanto nel periodo compreso tra il XV ed il VXIII secolo anche per Boccaleone un fiorire di magioni e di ville padronali: in via Rosa (casa Pezzoli), in via Gasparini (villa Ambiveri-Minelli - villa Marconi-Puppi - villa Alberata), in via Rovelli (Villa Gargana) che ancor'oggi suscitano ammirazione per la loro eleganza architettonica e l' equilibrato inserimento nel contesto territoriale. Dagli atti della visita apostolica che vi compì il Cardinale Carlo Borromeo, nel 1575, la chiesa viene nominata "ecclesia Santi Petri oris leonis". Nel 1607 vi funzionava un v ice pan-oco per delega del prevosto di S. Alessandro della Croce, dalla cui giurisdizione Boccaleone dipendeva. Il parroco dì S. Alessandro della Croce in località Pignolo (Mugazzone fino al XIV secolo) esercitava la giurisdizione pastorale, oltre che su Pignolo e Mugazzone, anche sul Borgo di Plorzano, sul Borgo Palazzo. su Valtesse e Redona, su Boccaleone. Da un rapporto del 1817 si apprende che i titolari della chiesa risultano i Santi Pietro e Paolo. Nel 1843 sono registrate come chiese esterne, ma soggette alla parrocchiale di S. Alessandro della Croce, San Fermo, Sant'Anna e San Pietro di Boccaleone. Il 16 maggio 1847 Boccaleone si staccò definitivamente da Pignolo e fu eretta in parrocchia autonoma per decreto del vescovo Carlo Gritti Morlacchi. Alla cerimonia intervennero lo stesso vescovo Carlo Gritti Morlacchi, l’imperial reale delegato Rossi, don Bernardino Brignoli, delegato dal parroco di Pignolo cedente e il primo parroco di Boccaleone, don Giuseppe Fenaroli. Il 18 agosto 1910 il vescovo Giacomo Maria Radini Tedeschi pose la prima pietra della nuova chiesa che fu completata nel 1936, in stile neogotico, su progetto di Elia Fornoni. La costruzione di stile neogotico fu progettata dall'architetto Elio Fornoni. ll vescovo Adriano Bernareggi la consacrò il l4 ottobre 1939 dedicandola ai Santi Apostoli Pietro e Paolo e sigillando nell'altare maggiore le reliquie dei Santi titolari e di Sant'Alessandro Martire. Il 2 ottobre 1947  la chiesa fu dichiarata prepositurale.


 
Torna ai contenuti | Torna al menu